Gregory Alan Isakov accompagnato dalla Colorado Symphony porta in Italia i nuovi arrangiamenti del suo repertorio edito e inedito. 

Per una notte al Magnolia i colori di un folk puro e sognante..

Un’ apertura calzante. Un tappeto di suoni malincolici, di quelli che vanno dritti al cuore. – Il canadese Leif Vollebekk è completamente dentro gli strascichi della sua vocalità, dentro le pause e dentro i respiri di quello che suona e di quello che non suona.

Un intimismo caldo e ironico che fertilizza l’ascolto del pubblico ormai pronto all’ingresso sul palco di Gregory Alan Isakov e la Colorado Symphony, la formazione con cui ha registrato il suo ultimo lavoro discografico che vede i nuovi arrangiamenti in studio di 11 canzoni prese da precedenti album dello stesso Isakov (The Weatherman, This Empty Northern Hemisphere, That Sea, The Gambler).

Nella magia dell’accordatura degli archi, il menestrello che abita il mondo, apre lo show con la triade Astronaut, Amsterdam e Big Black Car. Brani recuperati da un repertorio che affonda le sue radici nel 2009 e che con i nuovi arrangiamenti proclamano la loro potenza melodica affidata in particolare alla presenza di un violino spesso pizzicato in perfetto stile folk.

Un primo tempo dolce, romantico e sognante che vede in Universe l’apice del coinvolgimento emotivo. Un titolo che rende giustizia all’universalità del potere di una ballata, che ha magicamente toccato le corde del cuore di tutto il pubblico,  schiavo di un unico incantesimo:  chi ha abbracciato l’amico al suo fianco, chi ha baciato la propria fidanzata, chi ha addirittura ballato lasciando libere le vibrazioni del propri muscoli.

L’incantesimo che ha avvicinato e che ha reso tutti parte dello stesso disegno, ha rimbalzato per tutto il concerto dalla platea al palcoscenico, dove i musicisti hanno colto l’occasione per avvicinarsi anche fisicamente, e con l’ausilio di un solo microfono panoramico ci hanno accompagnato nella seconda parte dello show, quella che ci ha fatto vedere le campagne del Colorado, ci ha fatto entrare nelle scenografie dei film dei fratelli Cohen, fino a condurci nel profondo del loro universo musicale, e nel presente della loro performance.

Come ad ogni concerto che si rispetti è arrivato anche il momento di un palco buio e silenzioso in cui Gregory è rimasto con la sua chitarra e un’ armonica e ha eseguito la sua Always. Un momento come si suol dire breve ma intenso, seguito dal ritorno sul palco della Colorado Symphony e anche del giovane canadese Leif Vollebekk.

In un turbine di piacevole maliconia c’è anche spazio per l’ilarità.

Non si può dire che sul palco non si siano divertiti. La  leggerezza di chi si sente a casa, con gli amici di sempre senza mai peccare di superficialità tecnica. La stessa atmosfera che Gregory Alan Isakov, la Colorado Symphony e  Leif Vollebekk hanno mantenuto fino alla fine del concerto e persino dietro le quinte, quando Gregory senza essersi tolto il cappello di Coheniana memoria, con una Moretti versata in una tazza da té, ha conversato con noi dell’universalità della musica chiedendoci persino di parlargli di Fabrizio De Andrè.

Nessuna carenza emozionale nel concerto di giovedì sera al Magnolia, che ci ha solo ricordato quanto i ruoli della musica abbiano da sempre e per sempre lo stesso comune denomitore, come ci ricordano le parole della sua Stable Song : “Remember when our songs were just like prayers.” 

 


Scritto da:

Federica Muciaccia

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