Abbiamo incontrato i Soldiers of a Wrong War prima della loro data al Barrio’s Cafè a Milano dove è approdato il Loaded Tour 2016 per farci una chiacchierata, per parlare della loro musica e del nuovo disco che uscirà nel 2017.

 

Partiamo dal nome Soldiers of a Wrong War. Come l’avete scelto e di che guerra parlate?

Il nome è stato scelto nel 2007 perché la band è nata quell’anno. In realtà non è riferito ad una guerra, a parte quella interiore che combattiamo da anni (ride) è più che altro riferito ad una sorta di percorso, che si deve fare per arrivare ad un determinato traguardo, ci sono degli obbiettivi da raggiungere. A volte si pensa di combattere per una sorta di guerra sbagliata, questo è un po’ il senso che sta dietro al nome, non c’è nessun riferimento di tipo politico o sociale.

Spaziate molto e fondete in maniera perfetta il modern rock con il classic rock. Quali sono le vostre influenze? Ci sono delle band a cui vi ispirate?

Ce ne sono tantissime ovviamente, diciamo che principalmente ognuno di noi ha la sua. Da quella poi si riesce ad arrivare a quel suono e a quell’impronta che sono i Soldiers of a Wrong War.

C’è chi ascolta i Linkin Park, chi i Foo Fighters, chi i Metallica. Ma anche i Cure o i Deftones.

Mentre magari in passato c’era più coesione come idee, dal punto di vista stilistico negli ultimi 2 anni, un po’ per il cambio di formazione, un po’ perché comunque siamo cresciuti, c’è stato una somma di influenze molto varie da parte di tutti. Il risultato è più o meno quello che vi capiterà di sentire nel nostro disco.

E’ interessante che ognuno di voi apprezza qualcosa che poi porta all’interno del gruppo. Come nascono i vostri pezzi?

Di base c’è Luca, che oltre a cantare e suonare la chitarra, in quanto cantante si dedica al songwriting. Si arriva con una struttura, uno scheletro abbastanza definito e ognuno mette il suo dentro, durante le prove, durante gli ascolti a casa, durante i viaggi in macchina per andare al lavoro.

Ci inviamo cose e ci chiediamo pareri. Diciamo che abbiamo una cartella condivisa su internet che tende a riempirsi molto velocemente.

La cosa figa è che in realtà siccome ci conosciamo molto bene al di là del suonare, siamo amici, trascorriamo un sacco di tempo assieme.

Luca quando scrive, sa dove andrà a parare ognuno di noi e quindi alla fine è come se ci fosse del nostro già dall’inizio. Quando scriviamo i testi li scriviamo tutti insieme, perché un concetto può essere sviluppato in un modo da una persona e in maniera completamente diversa da un altro.

Il mood del pezzo porta poi a scrivere il testo, non c’è un’idea di base sulle liriche piuttosto che sulla tematica da toccare, viene poi dopo. Prima finiamo il pezzo strumentale e poi scriviamo il testo.

Di base comunque i nostri testi parlano di droghe, mostri e supereroi (ride).

Il 2010 è stato un anno particolare per voi. Penso alla rotazione in radio o all’apparizione agli MTV Days a Torino. E poi la pubblicazione nel 2011 di Lights & Karma. Cosa vi portate dentro di quell’anno? 

Quel disco nasce nel 2009, pubblicato poi nel 2011. E’ un anno di noi, c’è dentro tutto quello che abbiamo fatto e abbiamo sentito.

La soddisfazione è stata impagabile. Nessuno di noi si sarebbe aspettato di sentire il proprio pezzo in radio piuttosto che di suonare all’MTV Days.

Abbiamo sempre cercato di cogliere il meglio da quello che ci è successo. Vedendo anche band con molta più esperienza di noi suonare. Ci facciamo influenzare molto da quello che abbiamo intorno ma rimaniamo sempre noi.

A luglio è uscito il singolo che anticipa il vostro secondo disco. C’è qualcosa che ci potete dire, qualche anticipazione? 

Il disco è stato anticipato dal singolo “We Will Never Fall” che risale ai primi del 2015. E’ stato il primo lavoro che abbiamo fatto tutti e quattro assieme con la nuova formazione e l’abbiamo composto in circa un anno. E’ un po’ il racconto dell’anno che abbiamo passato assieme, come amici e come fratelli. C’è un po’ di ognuno di noi nelle canzoni. La cosa che ci rende tutti più fieri è che nonostante ci sia lo stile di tutti è un disco coeso. E’ un disco che si fa ascoltare.

Nel 2017 festeggiate i vostri primi 10 anni come band. Ci sono delle cose che cambiereste?

Forse 5 o 6 anni fa avremmo dovuto portare questo progetto fuori dall’Italia e provarci in un mercato che ti da più opportunità anche perché tantissimi riscontri li abbiamo avuti all’estero anche a livello di etichette e management. Ovviamente è questo il problema di essere italiani.

Ogni volta riusciamo ad auto motivarci, ogni volta ne veniamo fuori e restiamo uniti sia a livello compositivo che a livello personale e se va avanti così può andare avanti per sempre.

Con questo nuovo lavoro, quanto punterete sull’Italia e quanto sull’estero?

Punteremo molto di più all’estero, Lights & Karma ha girato molto, è andato bene per essere di una band underground italiana. Con questo nuovo disco abbiamo iniziato a lavorare con un management americano e la cosa può passare ad un altro livello, ovviamente non trascureremo l’Italia perché alla fine veniamo da qui, ci piace stare qua, siamo nati in Italia però il primo obbiettivo è quello di far diventare questa cosa un lavoro. Vorremmo avere delle persone con cui collaborare, lavorare e vedere se è possibile esportare questo progetto.

Qui abbiamo delle persone fidate con le quali lavoriamo e sarebbe bello averle anche all’estero.

Siamo una radio e quindi l’ultima domanda è di rito. Secondo te la radio può essere ancora un valido mezzo di diffusione in ambito musicale?

La radio italiana passa artisti italiani moderni e di estero passa al di là della musica pop, poco rock.

Anche radio di genere, sono molto indietro da questo punto di vista, si fermano ad anni fa, mi piacerebbe sentire oltre che i grandi classici, magari anche nuove leve che ci sono in Europa e nel mondo.

La radio ha un grosso peso sulla cultura e se una radio italiana che fa rock passasse anche musica del proprio paese cercando di supportarla potrebbe esserci un lavoro di educazione diversa verso chi ascolta la musica.

Volete chiudere con una frase ad effetto?

No va bene quella di Ric, anzi, Make Italia Great Again!

 

Official Website: soldiersofawrongwar.com 

Facebook: /soldiersofawrongwar 

 

Scritta da:

Melanie Gemelli

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