Il cantautore piacentino è in tour per presentare il suo disco d’esordio “May” – qualche settimana fa ci abbiamo fatto una chiacchierata


Abbiamo incontrato Federico Pagani, in arte An Harbor, prima del suo live al Circolo Gagarin di Busto Arsizio per parlare del suo disco d’esordio May, uscito per la Tic Records il 30 settembre scorso. Un disco uscito Per tutti quelli che avevano smesso di crederci. Per quelli che invece non hanno mai perso la speranza e hanno continuato a supportarmi e sopportarmi ogni giorno“.

May è un lavoro d’impatto, con un sound internazionale, che tira dritto non guardando agli stereotipi del pop. 8 tracce che corrono su una strada dritta, un misto di rock, folk ed elettronica. Sono orecchiabili, si canticchiano già dal secondo ascolto, sono intense e semplici. An Harbor canta ciò che scrive in un modo così vero da far sembrare grande ogni canzone.


Partiamo con la scelta del nome, An Harbor. Cosa significa e come l’hai scelto?

Sicuramente un po’ ingenuamente, l’ho scelto tre anni fa quando ho iniziato a portare in giro la mia musica. Scritto e letto così sta ad indicare semplicemente “un porto” in inglese, ma Ann Arbor vuole anche ricordare la città del Michigan che è stata patria di alcuni gruppi degli anni ’60 che mi piacciono molto come gli MC5 e gli Stooges.

Il tuo disco “May” è uscito dopo quasi due anni di lavoro. Come hai scelto il titolo?

A me piace essere molto cervellotico, infatti il disco in fase di lavorazione ha cambiato molti titoli, ma volevo che fosse composto solamente da una parola. Il primo verso è “Spring came to me” mentre un verso dell’ultima canzone è “June is the killer of your young heart”, quindi il periodo di tempo che intercorre tra la primavera e l’estate si può identificare a metà col mese di maggio; inoltre “May” può anche significare il verbo inglese “poter essere che…”. Infine può essere anche un nome di donna e tutte e tre le interpretazioni sono perfettamente in linea con i pezzi del disco.

“May” sembra un vero e proprio viaggio, parte bello carico con ‘Minerva Youth Party’ e si chiude con un brano nostalgico, acustico ‘Not Made of Gold’. Non credo sia una casualità, che ne pensi?

Esatto, ma non è una cosa voluta. Ho scritto le canzoni in modo molto naturale, poi quando mi sono ritrovato a dover scegliere la tracklist definitiva mi sono reso conto di questo effetto di continuità. Tra l’altro l’ultima canzone l’ho scritta apposta per chiudere il disco, in quanto mi sembrava mancasse una chiusura e così è nata “Not Made of Gold” di cui ho scritto prima il testo e poi la musica.

Parliamo ora della copertina del disco, è molto particolare. Come l’hai scelta?

anharbor_frontcoverVolevo che fosse una foto, così ho parlato con un mio amico fotografo che ha passato 3 anni in giro per il mondo a fotografare. Gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuta una rappresentazione del mood del disco, ovvero quell’essere incazzato, preso male, malinconico, ma allo stesso tempo volevo trasparisse l’aria d’estate e di freschezza e quella voglia di sentirsi bene che questa stagione si porta dietro. Lui subito mi ha mostrato la foto di questo pugile in silhouette, del quale non si vede il volto quindi non si sa se stia per dare pugni o se li stia incassando, anche se per me li sta per dare, su questo sfondo di una spiaggia australiana. Volevo che rappresentasse la malinconia e l’intimità che il disco esprime dal punto di vista lirico, così come la freschezza e la giocosità di alcuni pezzi nell’aspetto melodico e questo scatto racchiude tutto ciò perfettamente.

Parliamo di “Like a demon”, com’è nata la collaborazione con Giulia/Tight Eye?

In modo molto casuale: ero in studio che registravo il pezzo, il bridge lo cantavo io inizialmente, poi lavorandoci siamo arrivati a questo arrangiamento molto tranquillo, molto lento, abbiamo cambiato alcuni accordi, era un po’ in minore e non mi veniva più di cantarlo così bene, nel senso che non era molto convincente. Così Cristiano, che ha prodotto il disco con me, mi ha suggerito di provare a fare cantare una ragazza. Un giorno, per caso, su facebook mi sono imbattuto in un pezzo di Giulia, taggata probabilmente da qualche mio amico e ho pensato che quella cosa appena sentita fosse una bomba, così ho contattato Giulia ed è nata la collaborazione.

Ho letto che suoni nella maggior parte dei casi in solitaria, dando spazio anche a synth e drum machine, come mai questa scelta?

Volevo rilanciare questo progetto così come è nato, mantenendo diciamo un basso profilo. Mi piace l’idea di portare qualcosa di nuovo sul palco alle persone che vengono ad assistere alla serata, anche se sostanzialmente hanno già ascoltato l’album e conoscono già le canzoni. Essere da solo sul palco mi permette di creare una connessione più stretta ed intima col pubblico e fornire una chiave di lettura differente dalla versione incisa del disco, senza tutto quel “marasma”, per fare sentire come nascono i pezzi in casa quando li scrivo.

Tu sei un polistrumentista, non ti limita un po’ questa modalità di esecuzione chitarra e voce?

No beh, a volte porto anche una drum machine, però ad esempio questa sera ho solo una chitarra elettrica, una chitarra acustica e la voce, perché in questo tipo di esibizione è la modalità che permette di gestire meglio i tempi le dinamiche e mi permette quindi di immergermi totalmente in questa cosa.

Tu sei di Piacenza e se non sbaglio ci vivi ancora: come mai non hai ancora deciso di migrare verso una grande città e com’è la scena musicale a Piacenza?

E’ una bella domanda che onestamente mi pongo pure io tutte le mattine quando mi sveglio. A Piacenza c’è sempre stato un bel movimento, un sacco di artisti, un sacco di band e negli ultimi anni c’è tanta voglia di fare e di creare belle situazioni in cui si suona, luoghi di aggregazione. Mediamente però la noia regna sovrana, nel senso che con la bella stagione ci sono eventi, ad esempio a settembre abbiamo avuto un festival diverso ogni week end tra cui uno che ho organizzato anch’io con altri ragazzi, però arrivato ottobre ed è finita e penso che da qui ad aprile sarà così. Quindi perché non mi sono ancora trasferito in una grande città? Perché potrei trasferirmi ad esempio a Milano, ma è a tre quarti d’ora da casa mia e allora preferisco starmene a casa mia, con i miei amici e le mie cose. Ma la domanda che mi attanaglia veramente è perché non ho mai provato a trasferirmi in un’altra nazione ed alla quale non mi sono ancora dato una risposta.

Infatti stavo per dirti che per essere un artista italiano hai un suono molto internazionale…

Ti ringrazio. Questo è dovuto al fatto che quando fai una cosa ti viene da porti dei modelli.

…quali sono questi modelli?

Al di là del fatto che a me piace molto Springsteen, il soul, la black music e poi ci sono molte altre cose nuove che vengono dall’America piuttosto che dal nord Europa ed io vorrei essere confrontato con quella roba lì o quantomeno essere considerato allo stesso modo di artisti come Frank Ocean, senza essere paragonato perché ovviamente risulterei pretenzioso.

Siamo nati come web radio e continuiamo ad esserlo, ci piace confrontarci con gli artisti e quindi ti chiedo: secondo te la radio può essere ancora un valido mezzo di diffusione in ambito musicale?

Certo, la radio soprattutto negli ultimi anni è tornata ad essere molto seguita. Rimane il fatto che le radio “mainstream” rimangono purtroppo chiuse e passano solo un certo tipo di prodotto ed è un peccato perché non permette a molta musica valida indipendente di farsi strada. Certo, alcune di queste grandi radio sono un po’ più aperte di altre, ma sicuramente è ancora poco…

…ed è qui che interveniamo noi…

Eh certo cavoli, per fortuna!


Scritto da:

Melanie Gemelli

Summary
0 %
User Rating 0 Be the first one !
  • Brand New: Six Impossible Things

    I Six Impossible Things sono Nicole e Lorenzo e suonano insieme dal 2014. Il duo in brevis…
  • Brand New: BNQT

    I BNQT (ovvero “Banquet”) sono un supergruppo “indie”. La band nasce da un’idea di Eric Pu…
  • Brand New: Adam Kills Eve

    Gli Adam Kills Eve sono una band di Firenze che dal 2006 mescola sonorità screamo/rock e p…
Load More Related Articles
  • Brand New: Six Impossible Things

    I Six Impossible Things sono Nicole e Lorenzo e suonano insieme dal 2014. Il duo in brevis…
  • Brand New: BNQT

    I BNQT (ovvero “Banquet”) sono un supergruppo “indie”. La band nasce da un’idea di Eric Pu…
  • Brand New: Adam Kills Eve

    Gli Adam Kills Eve sono una band di Firenze che dal 2006 mescola sonorità screamo/rock e p…
Load More By rayradio
Load More In Interviste

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *