Federica è andata allo Zog per intervistare una giovane artista salentina, che giovedì 6 ottobre ha calcato il palco di uno dei più conosciuti locali dei navigli.

Si chiama Merifiore, origini pugliesi, classe 1992. L’energia e il calore del sud e l’amore per l’elettronica e le più fredde sonorità nord europee sono gli ingredienti di questo talento che in punta di piedi ha conquistato una major come la Sugar, e sta intraprendendo il viaggio verso l’espressione artistica. Nello zaino che porta con se’ ci sono l’umiltà, un disco di Cat Power, una tastiera, dei complici compagni di viaggio e tante tante good vibrations!


Ciao Meri, sei un’artista molto giovane, ma nelle vostre composizioni si riscontra una sperimentazione e un originalità abbastanza consapevoli. Come descriveresti il sound al quale vuoi tendere ? 

Grazie mille Federica. Sto lavorando ad un sound che mi rappresenti il più possibile, che arrivi anche dai miei e dai nostri ascolti: dal reggae al rock e indie rock, dalla new wave al soul, dal dub alla dance, dal punk al pop; ed è per questo che ha una dimensione più “internazionale”. Per quanto riguarda l’originalità, non credo di aver inventato nulla di nuovo,  ma sono molto fiera di aver dato vita al NOSTRO MIX musicale, la nostra formula perfetta che mette insieme differenti elementi.

Quali sono gli ascolti che ti hanno condizionata di più nella vocalità? 

Nella vocalità sicuramente Amy Winehouse, Cat Power e Bjork. La prima dall’animo jazz e dalla vocalità black, la seconda dalla voce rotta, vissuta, soffiata e sensualissima, la terza dal mood glaciale, padrona indiscussa del suo strumento vocale. Tutte e tre molto differenti, tutte e tre per me speciali.

Parlaci della tua passione per le lingue straniere e di come le utilizzi al servizio della musica. Ormai è comune sentire italiani comporre in inglese, ma una salentina che canta in cinese ancora non l’avevo incontrata. 

Ahahah, sì, amo le lingue. All’università studiavo Mediazione Linguistica e Interpretariato e avevo scelto il Cinese per la sua musicalità. Non ho mai concluso il percorso di studi, ma per dare un senso a quell’esperienza e per dire a me stessa che non era stato tempo perso, decisi di scrivere un pezzo metà in inglese e metà in cinese. E così nacque “Tickets”. Non dice nient’altro che “io voglio viaggiare” in loop, ma funziona!

Raccontami come hai incontrato la tua band e che direzione artistica perseguivi prima di incontrare Donato, Matteo e Daniele? 

Prima di trovare la mia band, suonavo in giro con diversi progetti musicali che proponevano cover, ma dai differenti repertori. Ho cantanto prima in un coro gospel (la mia passione per eccellenza), poi jazz e swing anni ’20 e’30, poi i Beatles nei “MEry Fiore & The Papy Boomers”, ed infine un repertorio di cover miste italiane e straniere nei “The Beedons”, con i quali abbiamo pubblicato su YouTube una versione intimista in riva al mare del brano “Satellite” di Colapesce.

Sono arrivata poi alla mia band con Matteo, il batterista dei The Beedons, che ha chiamato gli altri due a farne parte: Donato, alla chitarra e Daniele alle tastiere. Ma l’ho voluta cercare solo quando ho avuto qualcosa di mio da dire, cioè quando ho avuto tra le mani le mie prime composizioni. E da amici siamo diventati un progetto, una band.

Questo è un programma che parla di musica live, che cerca e seleziona i luoghi che sanno diventare templi della musica dal vivo. Io cerco artisti che hanno voglia di raccontarsi sia nei piccoli salotti che sui grandi palcoscenici e luoghi che sappiano accogliere quest’energia. La storia delle tue esibizioni è recente ma ha già in repertorio partecipazioni autorevoli, soprattutto al di fuori dei confini italiani. Raccontami delle tue esperienze all’estero e dell’accoglienza del pubblico. 

Il live è il nostro punto di forza, e d’altronde è per ora anche il nostro unico canale di esposizione. Il live è anche la nostra dimensione ideale dove poter essere sinceri, comunicativi, animaleschi e “ballerini”. Siamo nati dal vivo e lì stiamo crescendo. In soli due anni abbiamo raccolto delle esperienze importanti: dal CMJ di New York, dopo la vittoria nazionale all’Arezzo Wave, al Reeperbahn Festival di Amburgo, dal Sziget Festival di Budapest al Festival del Cinema di Milano. Ma ti assicuro che l’esperienza più indimenticabile l’ho vissuta proprio in Puglia, a Taranto per il 1° Maggio Taranto 2014. Eravamo usciti dalla sala prove da due mesi, eravamo appena nati, eppure eravamo stati selezionati tra i musicisti emergenti nella line-up dell’evento.

Il nostro primo pubblico?! 100.000 persone.

Hai aperto i concerti di Calibro 35, Giuliano Palma, Dente, Tying Tiffany e Cat Power. Quali sono stati i più emozionanti e perchè? 

Quello di Cat Power in assoluto. E’ lei il mio mito indiscusso. Ho insistito tanto con l’organizzazione per poter aprire il suo concerto e quando ce l’ho fatta non ci credevo. Nel backstage mi sono ritrovata a sorseggiare del rum seduta sul divano accanto a lei e a fumare le sue sigarette. E’ stato meraviglioso.

Sei a Milano da pochissimo e hai intrapreso un percorso con la Sugar. Te lo saresti mai aspettato? Come è stato il passaggio dall’autoproduzione all’ essere seguita da una casa discografica importante?

Quando eravamo noi quattro e facevamo tutto da soli era bello, spontaneo, non si trattava tanto di lavoro quanto di una missione, qualcosa in cui credere e per la quale investire tutte le forze e le energie. Ma ci mancava una guida, una spinta, un canale, e tutto questo lo abbiamo trovato nella Sugar. Storica etichetta discografica italiana capitanata da un colosso della storia della musica, Caterina Caselli.  Insomma, un’opportunità vera e propria.

Tuttavia, la transizione, come tutte le fasi di passaggio, non è stata affatto semplice. Dalla sala prove, allo studio di registrazione mega galattico, dagli amici/band a professionisti di tutto rispetto che non conoscevo personalmente, dalla libertà sulle tempistiche alle scadenze e alla puntualità, insomma da una passione ad un impegno serio. Ma proprio questo periodo mi ha fatto crescere tanto.

Che effetto ti ha fatto sapere che il tuo singolo Tell Me è stato selezionato per un programma su uno dei canali più seguiti di Sky? 

Bhe, tanta roba. Ero felice che il mio primo brano prodotto con Sugar avesse avuto questo importante veicolo sul quale viaggiare. Ed ero contenta del fatto che sarebbe finito nelle orecchie dei giovani, il pubblico più curioso, fresco e ricettivo.

Se potessi preannunciare qualcosa riguardo i tuoi progetti futuri come faresti incuriosire il pubblico? 

Direi loro di distrarsi con altra musica nel frattempo, che quando arriverà la mia spazzerà tutto il resto via. Dai, volevo fare la rima.


Scritto da:

Federica Muciaccia

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