Per noi il #day 1 è giovedì. Sveglia presto a Bristol e fatto il check out ci dirigiamo verso la fermata del coach destinato a portarci alla nostra meta. Ci rendiamo conto di essere arrivati quando una quantità consistente di uomini e donne armati di wellies ai piedi calca il marciapiede di fronte all’hotel designato. Saliamo sul bus, destinazione Glastonbury. Arriviamo poco prima delle 12 al parcheggio, qui un’altra navetta ci porta alla Worthy View dove ci attende la tenda pre-eretta che fino a lunedì mattina chiameremo casa. Superiamo i controlli, veniamo identificati (check foto-volto) e ci viene dato il braccialetto, lasciapassare per il più grande party del mondo.

Dopo aver smollato le valigie ci dirigiamo verso l’immensa area concerti.

Il primo giorno è designato innanzitutto all’acquisto della maglietta in modo da avere il massimo range di taglie e colori ancora disponibili. Quest’anno la scelta ricade su un verde acqua. Dopo l’acquisto della t-shirt ci mettiamo alla ricerca della coroncina di fiori per la mia ragazza, gadget femminile essenziale che fa molto 1969. Ora si parte con la musica (e direte finalmente…).

Il giovedì a Glastonbury è il giorno del William’s Green Stage. Arriviamo in zona intorno alle 19 quando sul palco salgono i The Smyths, no non è un errore ortografico, si tratta di una cover band del ben più famoso gruppo con la “I”. L’Inghilterra ama ancora infinitamente gli Smiths e il giorno in cui Marr e Morrissey calcheranno nuovamente un palco insieme (io ci credo) sarà festa nazionale. Ma la cover band è più che sufficiente per creare l’atmosfera giusta, per aprire le danze, sulla doppietta conclusiva “Bigmouth Strikes Again” e “There is A Light That Never Goes Out” la folla letteralmente esplode: Glastooooooonbuuuryyyyy here we are!!!!.

Dopo è il turno di un gruppo che rappresenta a pieno lo spirito del festival, una band indie inglese (nello specifico di Liverpool), in procinto di lanciare sul mercato la prima fatica discografica che intrattiene un pubblico che magari neanche li conosce (me compreso lo ammetto) ma ha voglia di musica e di scoperta: i Clean Cut Kid. Il look è quantomeno particolare visto che la formazione prevede alle tastiere/synth una donna e a batteria, basso e chitarra/voce tre uomini barbuti; il sound è di base british ma l’aggiunta di elettronica lo rende fresco e attuale: da seguire.

Alle ore 21 è previsto il primo dei due secret set come da tradizione. Glastonbury è famoso per i secret set, il più celebre senza paura di essere smentito è stato senza dubbio quello del 2011 quando i Radiohead invasero il “The Park” e presentarono al mondo la loro opera meno riuscita “The King of Limbs”  (purtroppo quest’anno, nonostante gli incessanti roumors che si sono susseguiti per mesi, non si sono ripetuti).

Nella line up gli organizzatori lasciano volutamente alcuni buchi e in tali spot scrivono “live band” per creare suspense e generare ancora maggiore attenzione. La prima “live band” della serata, anche se non proprio a sorpresa (visto che cliccando lo spot delle 21 sull’applicazione ufficiale spuntava una loro foto) sono i Dma’s. La band australiana sono una delle rivelazioni dell’anno ed il loro debut album finirà in molte delle classifiche di questo 2016. La loro musica, rifacendosi sfacciatamente al Brit pop, ha un sound tanto caro a queste latitudini e il pubblico risponde bene. Dopo una quarantina di minuti i ragazzi escono ma non è stata sicuramente l’ultima volta che suoneranno da queste parti.

Per quanto riguarda lo spot delle 22 le voci danno come papabili i Last Shadow Puppets o i Two Door Cinema Club ma di Alex Turner neanche l’ombra. Sentendo i discorsi intorno a me colgo il nome di chi mi trovo di fronte: Rat Boy, un giovane inglese, figlio dei suoi tempi ma con una chiara impronta punk nella sua formazione musicale.

L’Inghilterra aspetta Glastonbury tutto l’anno, a luglio si iniziano già a fare illazioni sugli headliner per l’anno successivo, l’energia si può sentire sotto la tenda che gli organizzatori hanno ribattezzato William’s Green Stage, Rat Boy la sfrutta e mette su uno spettacolo notevole. In mezzo alla folla si creano cerchi da concerto degli Slipknot per dimensioni. Si balla, si salta, nonostante il fango già particolarmente copioso; il warm up è finito, domani si può passare alle cose serie, come se fino ad ora si fosse scherzato.

Continua a leggere #day 2.


Scritto da:

Matteo Mantelli

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